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Neo mamme: istruzioni per il supporto e la cura

Arrivo subito al dunque: molte delle mamme di oggi arrivano al giorno del parto senza aver mai (o quasi mai), tenuto un neonato in braccio, aver cambiato un pannolino o aver fatto la babysitter anche solo poche ore. Questo perché magari sono figlie uniche, o i loro cugini abitano lontani, le loro amiche sono ancora single e la vicina di casa che ha partorito da poco, chi la conosce? Ecco.

Una volta, per crescere un bambino serviva un intero villaggio, ovvero altre donne aiutavano la neo mamma, attenzione! non ad occuparsi del neonato, ma a sbrigare le faccende quotidiane (preparare da mangiare, sistemare e pulire casa ecc) Al bimbo doveva pensare la mamma perché tutti sapevano che soprattutto il IV trimestre (cioè i 3 mesi dopo il parto) è un periodo speciale che serve a creare il legame mamma bimbo, quella connessione conoscenza che sarà fondamentale della vita.

Tutti lo sapevano.

Oggi lo abbiamo dimenticato.

Oggi leggiamo questo o quel libro dell’autore del momento che spesso propone teorie bizzarre (se non peggio) senza un minimo di fondamento scientifico, sulle abitudini che dovrebbe avere un “bravo” bambino: mangiare ad orari prestabiliti, dormire nel suo lettino, nella sua cameretta, insomma, non disturbare troppo una volta nutrito e cambiato.  Questo ci crea enormi aspettative che vengono puntualmente disattese e non perché ci hanno dato un bambino malfunzionante che si rifiuta di seguire questa tabella. Ciò che non funziona più bene è la memoria collettiva, che la società moderna (…) ha deliberatamente tentato di cancellare e modificare secondo la logica del distacco che non ebbe autonomia indipendenza il bambino il quale non potrebbe che trarne giovamento.

NIENTE DI PIÙ FALSO.

…Ma torniamo all’allattamento.

Il libro del noto autore, quando va bene è un articolo de La Leche League, ci ha spiegato che alla testa bene a mamma e bambino ecc. ecc., ci ha informato riguardo le proprietà del latte ecc. ecc., che si dovrebbe allattare a richiesta ecc. ecc. Sulla carta tutto ok.

Poi però succede che una volta partorito e tornati a casa ci rendiamo conto che questo bimbo vuole sempre stare a contatto con la mamma, in braccio, a poppare, in braccio, a dormire, sempre.

Questa è un’esperienza magnifica e massacrante!

Chi lo ha sperimentato, lo sa, lo impara, dopo.

Dopo! Perché prima questa mamma non ha avuto esperienza con i figli degli altri, il “villaggio” non esiste più e se va bene, ad aiutarla arriva sua mamma che diligentemente la informa che alla televisione dicevano di dare il latte artificiale, così i bimbi dormono di più. Eccerto!!

La nostra società e soprattutto le figure professionali che stanno a contatto con le neo mamme e con i bimbi, dovrebbero impegnarsi a riconquistare e tramandare la memoria storica. Nel frattempo sarebbe bello se tutti noi ci impegnassimo a sostenere e aiutare le neo mamme che ci stanno vicine, preparando un pranzo, pulendo la casa, andando in banca o in posta, ma lasciando quel bambino tra le braccia della sua mamma!

Articolo scritto da:

Barbara Bove Angeretti

Consulente per il sonno e per l’educazione empatica

Ricercatrice indipendente e studiosa nerd