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METODI (da non usare mai) PER FAR DORMIRE I BAMBINI - Parte II

Ormai tutti sappiamo (….non lo sapete?? Leggete l’articolo “Metodi da non usare mai per far dormire i bambini” – Parte I) che i metodi di estinzione CIO, pianto controllato, chair method & co non devono essere usati per gestire il sonno perché assolutamente inadeguati. Ora vediamo cosa sarebbe meglio fare. Più aumenta il numero di famiglie a cui fornisco supporto, più diventa chiaro che il mio lavoro ha a che fare con l’attaccamento, ovvero l’empatia e le relazioni, più che con il sonno in sè. Ma cosa c’entrano l’attaccamento e l’empatia con il sonno? Quando parlo con le famiglie, ritengo sia importante iniziare sempre con le basi del sonno. Voglio prima assicurarmi che tutti i principi fondamentali siano conosciuti in modo da sapere che ci siano le nozioni base rispetto alla fisiologia del sonno dei bambini. Adottare un approccio olistico significa garantire che l’ambiente favorisca il sonno, che i ritmi naturali siano supportati e che ci siano delle abitudini prevedibili che lo precedano. Quando dormiamo siamo in uno stato vulnerabile, sentiamo di aver bisogno di protezione e vicinanza con persone di nostra fiducia, questo bisogno nei bambini è molto più forte perché non sanno gestire razionalmente la transizione dalla veglia al sonno e ci chiedono di accompagnarli. Più ci concentriamo sull’attaccamento e sulla connessione, più facile diventa il sonno in genere. Sfortunatamente, viviamo in una società in cui l’indipendenza è lodata, una società in cui troppo spesso permettere ai nostri figli di aver bisogno di noi o di dipendere da noi è giudicato negativamente. Ci illudiamo che possano o debbano imparare ad autogestirsi il prima possibile. Ma la dipendenza è ciò che effettivamente favorisce l’indipendenza. L’attaccamento è la spinta caratterizzata dalla ricerca o dal mantenimento della vicinanza. Fondamentalmente ciò significa che l’attaccamento è un istinto che spinge i nostri figli a ricercare la nostra presenza e a starci vicino. Quindi, se il progetto di madre natura è che i bambini vogliano essere vicini ai loro genitori, perché passiamo così tanto tempo a combattere questo desiderio? Perché spingiamo i nostri figli alla separazione? Quando combattiamo questo istinto, rischiamo involontariamente di rendere il sonno più difficile per la nostra famiglia. Se invece ci sintonizzassimo sui bisogni di attaccamento dei nostri figli soddisfacendo la loro ricerca di vicinanza e accudimento, potremmo adottare un approccio completamente diverso al sonno. La notte è spesso la più grande separazione che i nostri figli devono affrontare. Comunicando in maniera empatica con i nostri figli, possiamo rendere il sonno – e la separazione che ne deriva – più facile da gestire. Questo è il motivo per cui non uso mai tecniche o strategie basate sulla separazione. La separazione per i nostri figli è una delle cose, se non LA più difficile che devono affrontare. Quindi, la domanda allora diventa: come possiamo assicurarci che i nostri figli si sentano al sicuro e certi della nostra presenza e vicinanza (non solo fisica, ma emotiva), in modo che il sonno non diventi un momento stressante? I bambini hanno bisogno di fidarsi di noi e di dipendere da noi per poter crescere in modo equilibrato. Un bisogno soddisfatto, non si ripresenta. Accogliere un bisogno però non significa necessariamente soddisfarlo! Fa anche parte del nostro ruolo di caregiver stabilire dei limiti con fermezza e autorevolezza ma anche con amore ed empatia. Per esempio non spetta ai nostri figli decidere a che ora andranno a letto. Dobbiamo prendere noi adulti queste decisioni stabilendo delle regole e dei limiti perché quando questi non sono presenti, i bambini prenderanno l’iniziativa andando a ricercare questi limiti da soli. Quando ci relazioniamo ai nostri figli con empatia e rispetto, dimostrando vera comprensione dei loro problemi o difficoltà, mettendoci in ascolto attivo e disponibili al dialogo, stiamo dando loro la conferma della nostra presenza, della nostra attenzione e quindi della loro importanza. Se anticipiamo e soddisfiamo costantemente e con sicurezza i loro bisogni emotivi ed emozionali, più facilmente potranno rilassarsi sapendo che continueremo a farlo e che non hanno bisogno di cercare un modo per autoconsolarsi. Concentriamo l’attenzione sull’empatia, attaccamento e la relazione, piuttosto che trattare il sonno come un comportamento (non lo è) ricercando una tecnica o metodo per gestirlo. Fiducia, collaborazione, empatia, rispetto e amore sono le parole chiave per trattare il tema del sonno e in generale, qualunque argomento che riguarda i nostri piccoli.  

Barbara Bove Angeretti Consulente per il sonno e l’educazione empatica

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