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LA "MALEDIZIONE" DEL SECONDOGENITO

Non molto tempo fa ho letto un articolo che citava una ricerca condotta da alcuni economisti della MIT Sloan School of Management di Cambridge, in cui si parlava della “MALEDIZIONE” DEL SECONDOGENITO. Lo studio ha utilizzato due fattori: il tasso delle assenze, sospensioni e delle espulsioni dagli istituti scolastici, e i problemi con droga e alcool e denunce dei figli di ogni famiglia in relazione al loro anno di nascita. 

Sembra proprio che la maggior incidenza di questi casi si riscontri nei secondogeniti e le motivazioni andrebbero ricercate nelle attenzioni che i genitori rivolgono ai figli.

La spiegazione al carattere ribelle dei secondogeniti sarebbe da rintracciarsi, secondo la ricerca, nel comportamento dei genitori, ma anche nel fatto che il fratello maggiore si affianca alla figura dei genitori come esempio e punto di riferimento.

«I secondogeniti tendono ad avere meno attenzioni materne rispetto ai fratelli maggiori e questo perché i primogeniti, alla nascita dei fratelli, sperimentano il distacco della madre dal lavoro sia per la loro nascita che per quella dei fratelli. In aggiunta al fatto che i primogeniti godono di un’attenzione esclusiva fino all’arrivo del secondo nato, abbiamo scoperto che l’arrivo di quest’ultimo potenzialmente può estendere l’investimento dei genitori nella prima infanzia del primo» scrive Joseph Doyle, uno degli autori della ricerca.

I primogeniti sarebbero più stimolati mentalmente dai genitori che con i secondi nati si lascerebbero andare anche a comportamenti più permissivi: così, mentre i figli maggiori hanno modelli di comportamento che sono gli adulti, i più piccoli hanno invece modelli che sono i bambini stessi! Uno dei principali errori in cui non incorrere, nel ruolo di genitore, è quello di “far cadere” la responsabilità del secondogenito sul figlio maggiore. Potrei scrivere un intero libro (e credo che lo farò) su quanto, affidare la responsabilità e quindi elevare a modello il primogenito, possa avere un impatto negativo su entrambi i figli.

Il punto di riferimento per i figli (tutti i figli)deve essere SEMPRE il genitore. Per quanto sia virtuoso o disponibile il maggiore, la responsabilità non compete a lui/lei, mai, nemmeno un attimo.

“Sofia/Fabio controlla tua sorella/fratello un attimo che devo fare/andare….” è qualcosa che non dovreste chiedere, ne aspettarvi mai.

Sono i genitori ad avere il ruolo di guida, a dover fingere da modello. I pari (e quindi anche i fratelli maggiori), hanno un ruolo diverso, che non deve essere modificato o stravolto per facilitare o agevolare gli oneri dei genitori.

Ho due figlie, conosco bene la fatica di dover mettere calze e ciabattine per scendere un secondo a prendere un pacco invece di dire “Amore, la guardi un attimo che torno subito”, ma se così facessi, scaricherei la responsabilità sulla mia primogenita che la accetterebbe (o subirebbe) ingiustamente. 

Del resto, quando avevate un solo figli*, non avreste mai pensato di lasciarlo solo a 3 o 4 anni per uscire da casa, perché allora sarebbe una buona idea lasciare solo il secondo? Se la risposta è “beh, ma non è solo, c’è il maggiore…” allora state demandando una responsabilità.

Questo comportamento, questa dinamica, a lungo andare altera e ridefinisce i ruoli delle persone all’interno della famiglia e modifica le relazioni, distorcendole. È sempre una buona idea quella di affidare ai figli, responsabilità coerenti con il loro ruolo di figli e considerando le loro capacità e tenere per voi genitori, il ruolo della consapevolezza e della coscienziosità.

 

Barbara Bove Angeretti

Consulente per il sonno e l’educazione empatica, insegnante di Mindfulness

 

 

 

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