Moltissime madri lo fanno da sempre senza essersi mai poste il problema, ma in effetti, una parola specifica per descrivere “la mamma che allatta il suo bambino per farlo addormentare”, ancora non c’era… oggi c’è: il BREAST-SLEEPING che in italiano sarebbe qualcosa tipo addormentallattamento, cioè “dormire al seno”.

Breast-sleeping è anche il titolo di una nuova ricerca peer-reviewed degli antropologi dell’Università di Notre Dame James McKenna e Lee Gettler che compare nel prestigiosa rivista europea Acta Paediatrica. McKenna e Gettler usano il termine “dormire al seno” per riferirsi alla mamma che condivide il letto con il figlio allattato al seno (in assenza di tutti i fattori di rischio noti). 

I ricercatori sperano che avere un termine specifico, possa legittimare, normalizzare e sostenere le milioni di madri in tutto il mondo che allattano al seno che condividono il letto. Questa scelta infatti è ancora fortemente criticata a livello sociale e spesso anche all’interno della famiglia:

“Mettilo nella sua camera o non te lo stacchi più”
“Se lo tenete con voi, dove finisce la vostra intimità?!”
“Avrete sicuramente problemi di coppia”
“Crescerà insicuro” ecc…

Sono frasi che comunemente molti madri si sentono dire da amici e famigliari che commentano e giudicano la loro vita e le loro scelte.

E’ infatti credenza culturale in alcune società occidentali, che mettere il bambino a dormire da solo sia utile ad acquisire la famigerata “autonomia” il più presto possibile, ma anticipare i tempi, affrettare le competenze e avere aspettative irrealistiche, può condurre il genitore ad usare metodi impositivi di fronte al fermo rifiuto del bambino, questo comportamento può interferire con le dinamiche relazionali e rendere il tutto più difficile.

I dati raccolti in oltre 25 anni di ricerca specifica sulle coppie madre-bambino che “dormono al seno”, mostrano chiaramente l’importanza ed i vantaggi di un contatto immediato e prolungato, anche durante la notte, per stabilire un allattamento al seno duraturo, l’attaccamento sicuro e l’ottimale crescita cerebrale.

Lo stile di accudimento tipico della nostra specie, prevede che mamma e bambino stiano insieme la maggior parte del tempo. Sappiamo questo grazie agli studi di etologia e anche grazie agli studi sulla composizione del latte materno che, a differenza di quello di altre specie (per esempio quelle le cui madri fanno la tana) è formulato per essere assunto frequentemente (e non dopo le classiche 3 ore, come da indicazioni degli anni ’80).

Allattare frequentemente (quindi anche di notte e comunque sempre a richiesta) è necessario per stabilire e mantenere una produzione di latte ottimale, ma doversi svegliare e alzare per recuperare il bambino dalla culla, allattarlo magari seduta su una sedia e ripetere l’operazione più volte a notte, diventa spesso frustrante e alla lunga insostenibile.

Non è un caso se in Italia, solo il 10% delle madri allatta oltre il sesto mese!

Anche a causa di questa scarsa disponibilità di dati, le informazioni e gli studi disponibili sull’allattamento oltre i primi mesi, sono pochi. Di conseguenza anche la formazione del personale sanitario e non, risulta spesso inadeguata.

 

Alcune madri a volte sperano di risolvere facendo sleep training, ma i metodi usati, oltre a causare un significativo disagio emotivo sia per il bambino che per i genitori spesso comportano di dover interrompere l’allattamento e ciò può condurre a uno svezzamento precoce, ma la cosa cui sicuramente è necessario fare più attenzione è che questi metodi di “estinzione del comportamento” possono interferire con il legame di attaccamento.

La condivisione del letto e il “sonno al seno”, sono la norma biologica per la nostra specie.

Nonostante ciò, la preoccupazione più comune espressa dagli oppositori della condivisione del letto è la convinzione che possa provocare il soffocamento del neonato o la sindrome della morte improvvisa del lattante (S.I.D.S.). Nel 2019, l’Academy of Breastfeeding Medicine (ABM) ha pubblicato un aggiornamento alle sue linee guida sulla condivisione del letto, scritto da Drs. McKenna, Peter Blair, Helen Ball, Melissa Bartick e altri. 

Gli autori hanno esaminato attentamente l’attuale letteratura scientifica e hanno affermato: “Le prove esistenti non supportano la conclusione che la condivisione del letto da parte di genitori con bambini allattati al seno (breast-sleeping) causi la sindrome della morte improvvisa del lattante (S.I.D.S.) in assenza di fattori di rischio noti(1)”. 

Il protocollo ABM fornisce inoltre indicazioni su come fare breast-sleeping in sicurezza, consigliando di evitare letti morbidi, divani o poltrone reclinabili e simili, cuscini e paracolpi. La condivisione del letto per le madri che allattano al seno ha molti benefici documentati sia per i bambini che per le madri, il che spiega perché dopo un decennio di intensi sforzi per scoraggiarla, il numero di famiglie che condividono il letto non è diminuito ma anzi è raddoppiato!

McKenna e Gettler analizzando studi comportamentali e fisiologici nel corso di molti anni, evidenziano come le madri che fanno breast-sleeping mostrino “un’impressionante sensibilità ai cambiamenti e reattività ai bisogni del bambino anche durante le fasi più profonde del sonno”. 

E’ già risaputo quanto l’allattamento al seno sia protettivo nei confronti della S.I.D.S., anche nel caso in cui ci sia condivisione del letto, perchè viene facilitato un comportamento del sonno più naturale e sicuro nei neonati, caratterizzato da pattern di sonno più leggero con più risvegli e più poppate per notte. 

La suzione permette inoltre di migliorare l’areazione delle vie superiori, da qui l’indicazione di proporre il ciuccio ai bambini allattati con latte in formula.

Il fattore protettivo offerto dall’allattamento al seno è dose-specifico, ovvero più latte materno è, meglio è. Il “sonno al seno” infatti aggiunge potenzialmente protezione evitando che i bambini entrino in fasi di -sonno profondo- spesso pericoloso e frequentemente associato all’alimentazione artificiale e al sonno infantile solitario, cioè in una stanza separata da quella dei genitori.

Uno studio britannico sulla S.I.D.S. (Sudden Infant Death Syndrome) e S.U.I.D. (Sudden and Unexpected Infant Death) (2) molto interessante, a differenza di altri studi epidemiologici, include dati critici, spesso mancanti, sull’allattamento al seno e sull’uso di droghe e alcol nel contesto della condivisione del letto. 

Questo studio conclude che in assenza di questi e altri comportamenti pericolosi, la condivisione del letto non è un fattore di rischio significativo per la S.I.D.S. e che anzi, dopo i tre mesi di età, la condivisione del letto potrebbe diventare protettiva.

In conclusione, allattare per addormentare è fisiologico, non è un vizio né una cattiva abitudine. Non è quindi necessario né opportuno “dissociare il seno dal sonno” o utilizzare altri metodi per rendere i bambini autonomi nella gestione del sonno. Questa è una competenza che il bambino acquisisce durante lo sviluppo verso la fine dell’infanzia.

 

(1) Fattori di rischio:

  • Far dormire il bambino in posizione prona, ossia sulla pancia
  • Far dormire il bambino su materassi, cuscini  e piumini soffici e avvolgenti
  • Esposizione del feto e del neonato al fumo. Secondo i Cdc americani, l’esposizione a fumo nel corso della gravidanza triplica il rischio di Sids e quella a fumo passivo nei primi mesi di vita lo raddoppia
  • Giovanissima età della madre e assenza di un percorso di assistenza adeguata nel periodo pre e post natale
  • Nascita prematura o basso peso alla nascita
  • Presenza di infezioni respiratorie

(2) Il termine S.U.I.D. viene utilizzato per indicare tutte le morti improvvise ed inaspettate da 1 a 12 mesi di età indipendentemente dalla causa. I casi di S.U.I.D. che restano privi di spiegazione possono essere classificati come S.I.D.S. Quindi la S.I.D.S. è una delle cause di S.U.I.D. essendo responsabile di circa l’80% delle morti improvvise ed inaspettate. Il restante 20% dei casi viene riferito ad una causa certa.

La S.I.D.S., dall’acronimo inglese Sudden Infant Death Syndrom (Sindrome della morte improvvisa del lattante) è definita come “la morte improvvisa ed inaspettata di un bambino di età inferiore a 12 mesi che si verifica durante il sonno e che resta priva di spiegazione dopo un’attenta analisi del caso.

Dott.ssa Barbara Bove Angeretti
Consulente per il sonno e l’educazione empatica. Insegnante di Comunicazione e Mindfulness.

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