RICETTA PER IL DIVORZIO: COME COMPROMETTERE UNA RELAZIONE

John Gottmann nel suo libro “L’intelligenza emotiva per la coppia” spiega che il motivo per cui una coppia si separa o meno non va cercato solo nel come e nel perché una coppia litiga o affronta una crisi, bensì considerando il percorso di crescita e di evoluzione.. 

In particolare i matrimoni stabili nel tempo sono quelli in cui i partner hanno imparato a riconciliarsi con successo dopo un conflitto.

A lasciar prevedere, invece, la fine di un rapporto sono, sempre secondo Gottman, quattro fattori che egli denomina i Quattro Cavalieri dell’Apocalisse, come gli annunciatori biblici di rovina e morte. Essi si presentano solitamente, anche se non obbligatoriamente, in una sequenza tipica.

 

Primo cavaliere: la critica

Il primo cavaliere che bussa alle porte di una coppia è solitamente rappresentato dalle critiche che si manifestano in affermazioni come: 

“Non sei capace di prenderti cura di te/me/la casa/i bimbi…”, “Non fai mai quello che ti chiedo..”, “Stai sempre pensando ad altro…”, “Mi ignori, sei il solito egoista!”

Può succedere a tutti di criticare ogni tanto il partner, senza gravi conseguenze, anche se andrebbe evitato, ma la relazione di coppia può comunque sopravvivere se si tratta di un comportamento occasionale e contestualizzato. 

Quando invece simili affermazioni diventano molto frequenti e i due partner non riescono ad usare una comunicazione non offensiva o giudicante per esprimere il proprio dissenso e il proprio malessere, finiscono per addossare la colpa di qualsiasi problema ai presunti difetti dell’altro. 

A questo punto, la relazione di coppia risulta danneggiata.

Ovviamente in una coppia ci possono essere diverse caratteristiche dei partner che creano insoddisfazione e che possono causare conflitti. 

Il punto è come dare queste comunicazioni! 

Un esempio di CNV: “Io mi sono sentito/a poco considerato/a quando ieri ti sei dimenticato/a che dovevi accompagnarmi dal dentista e vorrei che lo tenessi a mente per la prossima volta”

I giudizi di merito invece sono distruttivi perché vanno a colpire l’intera persona e il suo modo di essere, non un singolo comportamento; inoltre chi critica utilizza generalizzazioni come mai o sempre per esempio “ti dimentichi sempre i miei impegni” “non vuoi mai accompagnarmi”, senza precisare le situazioni concrete in cui è accaduto qualcosa. 

Questo modo di parlare deresponsabilizza totalmente chi esprime la critica, che addossa tutte le colpe al partner, il quale proverà risentimento e si metterà sulla difensiva.

Per imparare a stare in maniera costruttiva nella relazione e a comunicare in modo efficace ed empatico puoi iscriverti al mio corso di Comunicazione e Mindfulness.

 

Secondo cavaliere: il disprezzo

Il partner che disprezza si comporta con superiorità, prende in giro l’altro, spesso ricorre al sarcasmo, distruggendo la relazione e logorando mente e corpo di chi vive sotto attacco.

Ma… Da dove origina il disprezzo? 

Dai pensieri negativi sul partner che una persona custodisce nella propria mente e che si trasformano in disgusto nei confronti dell’altro. 

E come si esprime? 

Deridendo, sminuendo, ironizzando su alcune caratteristiche o comportamenti del partner o svalutandolo come individuo. 

Chi disprezza è cinico e sarcastico, usa frasi tipo:

“Poverino! E adesso come farai? E’ solo la solita scusa per non fare quello che ti chiedo!”. 

Chi svaluta spesso alza gli occhi al cielo o fa smorfie con il viso, queste comunicazioni non verbali aumentano la distruttività del messaggio.

Sappiamo inoltre che le emozioni di disprezzo influiscono direttamente sul sistema immunitario di chi ne è oggetto, al punto che il numero di messaggi di disprezzo che un partner subisce nel corso di un litigio della durata di circa 15 minuti può predire il numero di malattie infettive (influenze, raffreddori, etc.) delle quali si ammalerà nel corso dell’anno successivo (Gottmann).

L’antidoto come per il punto precedente riguarda COME si affrontano le discussioni.

 

Terzo cavaliere: l’atteggiamento difensivo

La difesa è una reazione alla critica percepita, che a volte può essere effettiva a volte invece semplicemente una proiezione.

Mettersi sulla difensiva è un modo per pro proteggersi dalla critica attraverso una serie di spiegazioni e razionalizzazioni. Questa reazione ha come effetto nell’alto la percezione che il proprio bisogno non sia stato ascoltato e la frustrazione che ne deriva attiva rabbia e aggressività che, a loro volta, alimentano l’incomunicabilità e il conflitto. L’antidoto a questa dinamica consiste nell’assumersi la parte di responsabilità di un esito evidenziato e quindi disinnescare il conflitto e non entrare in escalation.

Affermazioni del tipo “Perché mi tratti sempre male?” rivelano la presenza di un atteggiamento di sottomissione proprio di chi si pone come vittima innocente, il quale elicita disprezzo e critica nel partner. 

In un certo senso è come se la persona vittima chiedesse ulteriori critiche, logicamente in modo inconsapevole, perché è l’unico modo in cui sente di essere riconosciuta all’interno della relazione.

L’antidoto è quello di assumersi la parte di responsabilità di un evento, disinnescando il conflitto.

 

Quarto cavaliere: l’ostruzionismo

Il quarto ed ultimo cavaliere è l’ostruzionismo, che consiste nell’escludere il proprio partner, prendendone le distanze a livello fisico e diminuendo le risposte verbali che gli vengono rivolte, diventando una sorta di muro con il quale non è possibile alcun tipo di confronto.

Ignorare l’altra persona, estraniarsi o distrarsi con un’altra attività, potrebbe sembrare una reazione difensiva con l’obiettivo di creare una distanza emotiva, ma le conseguenza nell’interlocutore e quindi nella relazione, non sono trascurabili.

Nella maggior parte dei casi l’ostruzionismo è la conseguenza di una discussione altamente conflittuale, anche se può succedere che tale modalità comunicativa sia usata di tanto in tanto da tutte le coppie. 

L’antidoto è dato dalla possibilità di prendersi una pausa e ricominciare a parlare solo quando si riesce ad essere calmi.

 

Al riparo dall’Apocalisse

Ciò che differenzia una coppia stabile da una coppia che potrebbe divorziare/separarsi è la capacità di ascoltare in modo attivo e di usare la comunicazione non violenta. 

Quando questi tentativi hanno successo, la coppia si consolida ed evolve.

L’evoluzione si costruisce nella volontà dalla coppia di allentare la tensione legata alla crisi, senza però negarla o soffocarla: ad esempio riconoscere la propria rabbia e rimandare un chiarimento, oppure mettere in pausa la discussione e assumere l’impegno di parlare in un momento specifico, per darsi il tempo di calmarsi.

Secondo Gottman esiste una proporzione precisa per mantenere una relazione soddisfacente: per ogni interazione negativa ci devono essere almeno cinque interazioni positive affinché venga posto rimedio al negativo. 

In tal modo, riparando le situazioni conflittuali, la coppia ha modo di evolvere insieme… ed è proprio questo che rende la coppia stabile!

 

Dr. Barbara Bove Angeretti

Consulente per il sonno e l’educazione empatica

Insegnante di Metacomunicazione e Mindfulness

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