TUTTO E SUBITO

 Se stai leggendo questo articolo, probabilmente ai figli tra 0 e 12 anni e forse stai riscontrando una difficoltà specifica oppure sei un genitore presente e interessato all’educazione, alla comunicazione e alla crescita dei tuoi figli. Molti profili (di professionisti e non) parlano di “strategie” educative o “metodi infallibili” per ottenere questo o quel risultato. Qui no.

Niente da dire su chi cerca soluzioni facili e veloci, semplicemente questo articolo non fa per te. Lo chiarisco subito onde evitare di disattendere le tue aspettative.

Io mi occupo di relazioni, di comunicazione, di educazione. Per attuare i consigli che trovi sulla mia pagina IG, su questo sito e che potresti ricevere prendendo appuntamento con me, serve una cosa in particolare: tempo. Non ci sono frasi magiche o strategie ad effetto che possano modificare un comportamento indesiderato o bloccare un “capriccio” in 2 minuti.

Serve tempo. Le relazioni sane si basano su valori e principi che richiedono tempo, impegno e attenzione. Ma vediamo un attimo da dove arriva questa idea di Fast Parenting, tempo di qualità e autonomia “anticipata”.

Questa idea del – tutto e subito – è figlia di un’epoca (gli anni 70/80 del 1900) che socialmente e culturalmente non esiste più. 

Quelli erano gli anni in cui “fumare rilassava i nervi”, in cui “una pillolina (di ansiolitico) risolveva tutti i mali senza conseguenze spiacevoli”, erano gli anni in cui “se non fai come dico allora arrangiati”, noi trenta, quarantenni siamo una “generazione che combatte l’ansia da tutta la vita perchè i nostri genitori pensavano che i metodi facili e veloci fossero funzionali”. (F.S.)

Non lo sono.

Da questi presupposti deriva l’idea del “tempo di qualità” che pensiamo (ci illudiamo) di poter dare… non tanto alle cose, attenzione, ma alle persone!  Sappiamo che per guardare un museo serve tempo, sappiamo che per portare a termine un progetto lavorativo serve tempo, per andare in palestra, serve tempo e attenzione per leggere un libro, scegliere un’auto nuova, la destinazione di un viaggio… dove però starai solo 1 giorno! Di più non ti serve: tempo di qualità!

Quindi sono i genitori che decidono chi, come e quanto, che stabiliscono la quantità di quel tempo “di qualità” trascorso con i figli. 

Ma cosa ne pensano i figli? 

Sono soddisfatti di quel tempo?

Spesso il modo in cui i bambini ci dicono di no, non è facilmente comprensibile, spesso parlano con il linguaggio non verbale e con il comportamento: i bambini che stanno bene, si comportano bene. Il contrario è un’ovvia deduzione.

Dedicare poco tempo e poca attenzione non consente di sviluppare e mantenere relazioni positive. Questa sembra un’ovvietà quando si parla di relazioni tra adulti, ma sembra fantascienza quando si parla di bambini. PERCHÈ?

Forse perchè un bambino non può ribellarsi? Perchè non ha “competenze” per mettere in discussione i genitori? 

A livello cognitivo, un bambino non può mettere in discussione quanto fa il genitore perchè questo implica la possibilità di avere una rappresentazione complessa e critica dell’altro come un complesso di pensieri, credenze, comportamenti, aspettative e desideri anche diversi dai propri. Questo insieme di capacità viene definito nella Teoria della Mente e inizia il suo sviluppo nell’infanzia, ma lo completa a 21 anni circa. Ecco (un) perchè i bambini mettono in discussione loro stessi “Sono io che non vado bene” e non i genitori.

Parlo sempre dell’importanza del tempo che noi genitori trascorriamo con i figli nei primi anni della loro vita perchè dal punto di vista emotivo, il tempo trascorso con i genitori aiuta i bambini a sviluppare sicurezza, autostima e regolazione emotiva, queste sono competenze imprescindibili per sviluppare buone relazioni sociali che vengono apprese appunto in questo periodo.

Quando i genitori rispondono in modo sensibile e coerente ai bisogni dei loro figli, essi imparano a sentirsi sicuri nella relazione con i loro caregiver.

Nella prima infanzia, indicativamente dai 0 ai 3 anni, il compito evolutivo principale dal punto di vista psicologico è lo sviluppo del legame di attaccamento, secondo la teoria di John Bowlby e Mary Ainsworth, un attaccamento sicuro in questa fase precoce della vita, aiuta il bambino a sviluppare una base sicura da cui esplorare il mondo, favorire la crescita dell’autostima, sviluppare (gradualmente) autonomia e gestire le emozioni.

È principalmente in questa fase della vita di un bambino che le aspettative dei genitori rischiano di diventare irrealistiche. L’idea che un bambino debba dormire da solo, sapersi autoconsolare, non fare i “capricci” e quant’altro è molto lontana da ciò che è realmente in grado di fare e non corrisponde i suoi bisogni.

In età prescolare non serve frequentare laboratori di arte e pittura, osservando il gioco e il modo in cui interagiscono con i pari, si possono dedurre le competenze sociali ed i bisogni relazionali che realmente hanno e come accennato precedentemente, il compito evolutivo di questa età è quello di sviluppare competenze emotive.

Ci sono ormai tonnellate di studi scientifici che confermano l’importanza delle prime esperienze nell’ambiente famigliare e di come queste influiscano nel corso vita, vediamone uno.

L’esperimento di Harlow è uno studio condotto presso l’Università del Wisconsin con l’obiettivo di esaminare l’importanza del legame affettivo madre-figlio nei primati, utilizzando scimmie rhesus.

Harlow divise le scimmie neonate (private della madre) in gruppi e le collocò in ambienti separati, in ciascuno dei quali inserì una madre surrogata. Erano disponibili 2 tipi di madri surrogate: una di caldo peluche e una madre costruita con filo di ferro che dispensava latte. 

L’esperimento rivelò che, nonostante la presenza di cibo nella “madre” di fil di ferro, le scimmie preferivano trascorrere la maggior parte del tempo con la madre surrogata di peluche. Questo ha suggerito che il bisogno di protezione e sicurezza SUPERA il bisogno di cibo nelle scimmie neonate.

In diverse varianti dell’esperimento Harlow introdusse situazioni spaventose o stressanti agite dalla madre di peluche (che non descrivo per non urtare la vostra sensibilità) per testare come le scimmie reagissero e vide che anche in queste situazioni, le scimmie cercavano conforto e sicurezza dalla madre surrogata di peluche (anche se questa si era rivelata spaventante).

L’esperimento di Harlow ha contribuito a cambiare per sempre la comprensione delle dinamiche nella relazione di attaccamento dimostrando l’importanza del contatto affettivo e del supporto emotivo nelle prime fasi dello sviluppo.

Ha evidenziato che il bisogno di affetto, comfort, protezione e sicurezza è cruciale per lo sviluppo emotivo e sociale degli individui (come) e più del bisogno di cibo.

Non si contano gli psicologi, psichiatri e psicoterapeuti che hanno studiato l’argomento e che a loro volta hanno fornito le basi per gli studi criminologici (Eh si, non si diventa criminali “per caso”) che si sono evoluti nelle conoscenze attuali. Queste conoscenze non hanno lo scopo di mettere in crisi generazioni di genitori, ma di informare. La conoscenza serve a formare opinioni nelle persone e queste opinioni servono a far cambiare la cultura e alla fine anche le leggi!

50 anni fa picchiare mogli e figli era “normale” o comunque “accettabile”. Adesso in Italia c’è una grande attenzione nei confronti della violenza sulle donne e sono state varate leggi speciali a loro tutela. 

In molti paesi europei anche una sculacciata al proprio figlio può portare ad avere a che fare con la legge e spero sinceramente che questo diventi presto realtà anche qui.

La consapevolezza e la capacità di farsi un’opinione critica dipendono in primo luogo dalla qualità delle informazioni di cui disponiamo. A te continuare la ricerca.

 

Dr. Barbara Bove Angeretti

Educazione  • Comunicazione • Relazioni  Sonno

Insegnante di Metacomunicazione e Mindfulness

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